Siciliani a bordo

Siamo appena giunti all’aeroporto di una qualsiasi città del continente. Tra mezz’ora abbiamo il volo per tornare a casa. Facciamo un breve giro per il terminal, ci prendiamo un caffè e ci mettiamo in fila per il controllo. Bastano pochi secondi per individuare chi è siciliano e chi no. Gente che parla ad alta voce, bambini un po’ troppo vivaci, famiglie numerose cariche di pacchi, grosse valige e sacchetti. Mancano trenta minuti all’imbarco ma noi siamo già messi in fila. Dobbiamo passare avanti, c’è fretta che l’aereo scappa. Avanti veloci sulla passerella, sulla navetta, sulle scale, nel corridoio. “Pino occupa quella fila che io sistemo le valige”. I posti sono assegnati. Ma chi se ne fotte.
Si perde più tempo a sedersi che fare check-in, controllo ed imbarco. Finalmente siamo tutti seduti. “Pino astuta u telefono asinnò l’aereo casca”.
Le hostess un po’ confuse da questa calca rumorosa e agitata continuano a fare avanti e indietro controllando che le cinture siano allacciate e contando il numero dei passeggeri. Il conto non torna mai.

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