Siciliani a bordo

Siamo appena giunti all’aeroporto di una qualsiasi città del continente. Tra mezz’ora abbiamo il volo per tornare a casa. Facciamo un breve giro per il terminal, ci prendiamo un caffè e ci mettiamo in fila per il controllo. Bastano pochi secondi per individuare chi è siciliano e chi no. Gente che parla ad alta voce, bambini un po’ troppo vivaci, famiglie numerose cariche di pacchi, grosse valige e sacchetti. Mancano trenta minuti all’imbarco ma noi siamo già messi in fila. Dobbiamo passare avanti, c’è fretta che l’aereo scappa. Avanti veloci sulla passerella, sulla navetta, sulle scale, nel corridoio. “Pino occupa quella fila che io sistemo le valige”. I posti sono assegnati. Ma chi se ne fotte.
Si perde più tempo a sedersi che fare check-in, controllo ed imbarco. Finalmente siamo tutti seduti. “Pino astuta u telefono asinnò l’aereo casca”.
Le hostess un po’ confuse da questa calca rumorosa e agitata continuano a fare avanti e indietro controllando che le cinture siano allacciate e contando il numero dei passeggeri. Il conto non torna mai.

Portelli chiusi.
I motori cominciano a girare e le hostess si posizionano in tre punti del corridoio posando davanti ai loro piedi un sacchetto con la scritta Demo-Kit. “Signore e Signori, benvenuti sul volo blablabla diretto a Palermo-Trapani-Catania ….”. “Ladies end Gentlemen …”. “Le uscite sono posizionate davanti, dietro ed al centro, un segnale luminoso, la maschera d’ossigeno è posta sopra di voi, il giubbotto salvagente sotto il sedile, grazie per l’attenzione”. C’è chi guarda altrove durante la spiegazione, chi dorme, chi ancora non è riuscito ad allacciare la cintura, chi guarda le cosce o il decolté dell’hostess. Pochi sono veramente attenti.

Tutto è pronto. L’aeromobile comincia a muoversi sulla pista. Ad un tratto l’hostess alza la cornetta e dice: “Scusate signori, si è smarrita la mascherina dell’ossigeno della dimostrazione, chiunque la trovi è pregato di consegnarla ad un assistente, grazie”. Si futtero a maschera.

I motori rombano. Comincia l’accelerazione. Non parla più nessuno. C’è sempre qualcuno che si scanta e si può individuare non appena ci si stacca da terra. Un vuoto allo stomaco che ci spinge in basso. “Bedda mactri!!!” qualcuno esclama.

Volo notturno. Non appena l’aereo ha preso quota e si stabilizza una voce annuncia “Per il volo notturno verranno spente le luci, chiunque volesse continuare a leggere troverà una luce di cortesia sopra di se”. Neanche il tempo di finire la frase che duecento mani cazzuliano con gli interruttori, accendi spegni accendi spegni.

Il signore gradisce qualcosa? – Si paga? – Si. – Allora no.
Durante il volo, andare a fare pipì diventa lo sport nazionale. Basta che il primo si alzi dirigendosi verso la toilette che subito ci ricordiamo di avere una vescica, ed allora tutti in fila per fare la pipì ad alta quota.
“Si prega di tornare ai propri posti ed allacciare le cinture. Ci stiamo preparando all’atterraggio”.

Torna il silenzio. La tensione è palpabile. La terra è sempre più vicina. Mormorii e alcune litanie incomprensibili. Uno scossone e tocchiamo terra. Sospiro di sollievo. Ed ecco che parte spontaneo il tradizionale applauso al pilota. Qualcuno fa partire una musichetta, un altro grida “Frena! Frena!” scatenando l’ilarità dei passeggeri.

L’aereo ancora si muove sulla pista che già tutti si sono slacciati la cintura e si alzano per prendere i bagagli. “Rimanete seduti!!!” parole al vento. (ma poi dico, l’aereo ancora cammina, i portelloni sono chiusi, fuori non ci sono le scalette. Non bisogna perdere tempo, dobbiamo fuggire il più lontano possibile da quel veicolo maledetto).

Finalmente si scende. Agli arrivi una folla festosa ci accoglie. Quando arrivi al nord sei da solo. Con la tua valigia prendi un mezzo e vai via. Al sud ti viene a prendere tutta la famiglia, genitori, nonni, zie, cugini e pure i vicini di casa.

Una voce di donna:
“Pino!!!! Finalmente arrivasti!!! Chi si sciupato, ma chi fa un manciavi? Chi si siccu!!!”.
“Mamma ma se manco solo da due giorni”.

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