San Giuseppe

LA CENA DI SAN GIUSEPPE

San Giuseppe 2018

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ORIGINE

La cena di San Giuseppe nasce come voto di ringraziamento o di propiziazione di una grazia da parte di una persona devota, che si è impegnata con San Giuseppe di “inchiri i panzuddi a tri picciriddi” (riempire la pancia, cioè sfamare, tre bambini).

In realtà le origini di questa festa sono molto più antiche, e si collegano al culto di Demetra e Persefone. La leggenda narra che Demetra, dea dell’agricoltura, passava il suo tempo a coltivare il suo bellissimo giardino che era la Sicilia e ad occuparsi della figlia, Persefone. Un giorno il dio degli inferi, Ade, si invaghì di questa fanciulla e la rapì portandola con se nel regno degli inferi. La disperazione della madre fu tale che non si occupò più dell’agricoltura, mandando il suo giardino in malora e i siciliani in carestia.

Dopo numerose preghiere a Giove, fu raggiunto un accordo: la giovane sarebbe rimasta per 6 mesi con il suo sposo nel regno degli inferi (si fa coincidere questo periodo con l’autunno e l’inverno, mesi di ristagno dell’agricoltura) e per 6 mesi con sua madre (questo periodo coincide invece con primavera ed estate, periodi di rigogliosità della natura).

Per festeggiare la venuta della fanciulla a primavera, i contadini offrivano alla dea i prodotti tipici della nostra terra, frumento, olio, uva e frutti.

Con l’avvento del Cristianesimo l’iconografia Cristiana prese il sopravvento, anche se ancora oggi alcuni simboli testimoniano l’origine pagana del rito.

IL BANCHETTO

All’altare si affianca la cosiddetta “cena”(termine che ricorda “l’Ultima Cena”), ovverosia il banchetto che vede protagonisti tre bambini che rappresentano la Sacra Famiglia (Gesù, Giuseppe e Maria), raramente i bambini sono 5 (con l’aggiunta di Sant’Anna e San Gioacchino). L’origine di quest’altro rito è da collegare agli inviti che le persone abbienti solevano fare ai bambini poveri come buona azione.

La cena è costituita da un minimo di 19 ad un massimo di 101 pietanze (numero tradizionale), tutte a base di verdure, frittate, legumi, pesci, frutta e dolci (non c’è la carne perché siamo in periodo di Quaresima).

Il pranzo comincia verso le 12 (anche se la preparazione delle pietanze comincia il giorno precedente), dopo che il sacerdote ha benedetto i cibi e l’altare. Il padrone di casa lava le mani ai tre bambini (ciò ricorda quando Gesù lavò i piedi agli apostoli). L’acqua utilizzata non viene mai buttata, ma utilizzata per annaffiare le piante.

I bambini si siedono al tavolo e quello che rappresenta Gesù taglia una forma di pane benedetto secondo la tradizione, la fetta tagliata, più o meno grande, sarà simbolo della buona o cattiva annata. Allo scoppio del mortaretto comincia il banchetto e arriva così il primo piatto che consiste in una fetta di arancia (simbolo di abbondanza e auspicio di grazia e prosperità).

Si susseguono così le varie portate, precedute tutte dal grido: VIVA GESU’, GIUSEPPE E MARIA.

Durante il banchetto i bambini offriranno le pietanze ai presenti, che non potranno rifiutare, perché così facendo rifiuterebbero la grazia di Dio.

Il banchetto si conclude con la pasta con la mollica e un finocchio. PASTA CON LA MOLLICA: spaghetti conditi con mollica, olio di oliva, zucchero, cannella e prezzemolo.



L’ALTARE

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La preparazione dell’altare comincia circa un mese e mezzo prima del giorno di San Giuseppe con la preparazione del pane da parte delle donne della famiglia, insieme alle vicine di casa e le amiche. Agli uomini spetta invece il compito di allestire la struttura dell’altare (originariamente in legno, oggi per lo più in ferro) con una forma di tempietto o di chiesetta. La struttura verrà così ricoperta di alloro e mirto (murtidda) con un significato propiziatorio. Successivamente verranno appesi limoni ed arance (simbolo della sfericità della terra nonché di abbondanza) e ovviamente il pane.

Al centro viene costruito un piccolo altarino a 5 o 3 gradini, sui quali vengono posti diversi simboli (dal basso verso l’alto):

1° GRADINO: cucciddati grandi (simbolo della grandezza di Dio)

2° GRADINO: cucciddati piccoli (simbolo del popolo fedele a Dio)

3° GRADINO: ostensorio ed angeli

4° GRADINO: calice, ampolline con acqua e vino ed angeli

5° GRADINO: quadro della Sacra Famiglia.

Ai lati si dispongono della mensole su cui saranno posti oggetti simbolici di vario significato: caraffe di vino (sangue di Cristo), vasi di fiori (purezza); frutta e fette di anguria (abbondanza), candelabri (di solito ce ne è uno con sette bracci che ricorda il candelabro ebraico ma anche i sette giorni della creazione).

Sull’altare e sulle mensole vengono poste tovaglie bianche e ricamate. Ai piedi dell’altarino si stende un tappeto sul quale vengono posti:

– un agnello, generalmente di gesso, simbolo dell’Immolazione di Cristo;

– un’anfora con l’acqua, con la quale verranno lavate le mani dei bambini;

– un asciugamano bianco, posto a forma di M, simbolo di purificazione, servirà per asciugare le mani dei bambini;

– piatti con germogli di frumento, inneggiamento alla vita;

– una caraffa con i peci, simbolo del cristianesimo in quanto la parola ictus (pesci in greco) era utilizzata come parola d’ordine tra l’allora clandestini cristiani, ma anche come simbolo nelle catacombe, in quanto acronimo di iesus cristus teos uios soter: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore.

Davanti la struttura viene posto un mazzo di finocchi, simbolo di abbondanza.

I CUCCIDDATI

‘A Palma

E’ il pane che rappresenta la Madonna. Ha la forma di una palma perché ricorda l’albero sotto il quale Maria si riposò durante la fuga in Egitto. Nel pane sono raffigurati tutti gli attrezzi da lavoro (si presuppone fosse stata n’abile ricamatrice) di Maria che sono simbolo di laboriosità, le rose simbolo di purezza, il fiocco simbolo di castità, la M allegoria del nome di Maria.

‘U Vastuni

E’ il pane che rappresenta San Giuseppe. E’ decorato con gigli che rappresentano la sua purezza, gli attrezzi da lavoro del Santo (falegname), simbolo di laboriosità, uccelli e frutta, simbolo di abbondanza.

‘U Cucciddatu

E’ il pane di Gesù. Ha la forma di una stella e simboleggia la luce divina. E’ decorato con figure che ricordano l’infanzia di Gesù: la camicia, simbolo di povertà; i fiori di gelsomino, suo fiore preferito; altri simboli ricordano la passione di Cristo ( scale, martello, chiodi, etc..)

Questo testo è stato gentilmente fornito
dal Gruppo Archeologico XAIPE

San Giuseppe 2018